"Battiamoci a mani nude, se non andremo in paradiso, mano nella mano ci accoglierà l'inferno"Riccardo III,Shakespeare

Regole

1)chi entra è pregato ma non obbligato a commentare 2) si può dire quello che si vuole esprimendosi anche in termini volgari se si ha il proprio vocabolario molto limitato 3) qui non vige né democrazia né uguaglianza una volta che avete scritto quello che volevate decido io se cancellare o tenere il commento 4)le mie opinioni sono scritte qui se mi incontrate non le ripeto 5)qui scrivo quello che voglio io,qui sono il padrone indiscusso...questo è il mio blog ufficiale.

Dediche

Questo blog è dedicato alla mia professoressa di Italiano del Liceo, che con i suoi 5 sui miei temi politici mi ha sempre motivato ad andare avanti..Grazie Daniela.M. Ringrazio anche il prof.Alberto.M.....mi ha convinto che essere rosso è bello.Credo di essere uno dei pochi che lo hanno sempre contestato in faccia a lezione.Infine un ringraziamento speciale va a chi mi ha sempre consigliato di smettere e criticato, mi convincete di essere nel giusto.

Eccomi

Blogger: Giovanni1984
Chiamatela deformazione professionale ma non esiste il caso tutto è determinato da fattori contingenti a noi sconosciuti perchè limitati nell'osservazione.Per capire il mondo bisogna studiarlo e osservarlo senza modificarlo, ma come Heisenberg Docet, già osservare un fenomeno può portare al suo cambiamento.Leggete e informatevi su tutto, non mettetevi il paraocchi.

Breve Biografia

PER ASPERA ASTRA-CIO CHE NON MI UCCIDE MI RENDE PIU' FORTE.Beh cosa dire....Io Sono Io...il resto è relativo.Se parlo di una cosa è perché la conosco bene altrimenti di solito ho la decenza di tacere.Sarei fra gli uomini più felici del mondo se tutte le cattive idee che mi vengono in mente non le realizzassi. Un cavaliere inesistente totalmente estraneo al carnaio del genere umano.Non piego la testa per nessun uomo e non mi inchino davanti a nessun Dio, non tolgo il piede dall'accelleratore in nessun caso .

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L'unica certezza nella vita è la morte; dorgarsi di sogni è un buon rimedio per chi non accetta una realtà brutale;"Ho speso tutti i miei soldi in donne, alcool e macchine veloci ,tutto il resto l'ho sprecato" George Best; andare in paradiso è così difficile che molti preferiscono l'inferno,se accendono il lampeggiante non vogliono sfidarvi;; ai sogni preferisco gli incubi..è più facile svegliarsi;"Ama tutti credi a pochi , non far del male a nessuno"W.Shakespeare;"Amare se stessi è l'inizio di un idilio che dura tutta una vita" Oscar Wilde; i limiti esistono solo per chi ha paura della multa;l'uomo non è il sogno di Dio ma l'incubo della terra;"Essere umili verso i superiori è un dovere, verso gli eguali è cortesia, verso gli inferiori è nobiltà, verso tutti è la salvezza." B. Lee ;"Il bene non si apprezza prima di averlo perduto" (Herder)

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lunedì, 14 aprile 2008
La Città Vecchia...Fabrizio De'André

Postato da: Giovanni1984 a 11:01 | link | commenti (2)
musica, politica, critica letteraria, blob, società, tv , critica artistica

giovedì, 10 aprile 2008
Amleto Il Principe Dubbioso

hamletVi raggiungo subito. Avviatevi. ( Escono tutti tranne Amleto.) Come mi accusa ogni occasione, e sprona la mia vendetta troppo lenta! Cos'è un uomo se tutto ciò che cava dal suo tempo non è che dormire e nutrirsi? Una bestia, nient'altro. Certo colui che ci fece con una mente così vasta, e capace di guardare indietro e in avanti, non ci dette questa virtù, questa ragione divina perché ammuffisse inusata. Ora, che sia oblio bestiale, o qualche vile scrupolo di pensare troppo minutamente all'esito -un'ansia che, spaccata, mostra una parte saggia e tre vili, non so perché continui a vivere per dire, ho da far questo, quando ho motivo, e forza, e volontà, e mezzi per farlo. Mi esortano esempi tangibili come la terra. Ecco un esercito grande e costoso, guidato da un principe giovane, sensibile, il cui spirito gonfio di un'ambizione divina si beffa del caso imprevedibile, ed espone ciò che è mortale e malsicuro a quanto possono fare la morte, la fortuna, e il rischio, solo per un guscio d'uovo! La vera grandezza non è nell'aspettare grandi cause per muoversi, ma nel trovare degno motivo di contesa in un fuscello quand'è in gioco l'onore. E io, allora, che ho un padre ucciso, una madre insozzata a incitare il mio sangue e la mia mente, e lascio tutto dormire, e a mia vergogna vedo la morte imminente di ventimila uomini che per un sogno, un'ubbìa dell'onore vanno alla tomba come a letto, e combattono per un palmo di terra che non gli basta ad azzuffarcisi sopra tutti quanti e non è sufficiente a far da copertura e dar fossa ai morti? Ah da questo momento il mio pensiero sia "sangue!",o non varrà niente.
Amleto,Shakespeare

Postato da: Giovanni1984 a 08:47 | link | commenti (11)
citazioni, critica letteraria, critica teatrale

martedì, 26 febbraio 2008
Agilulfo...Il Cavaliere Inesistente..di Italo Calvino

cavaliereLo scorse sotto un pino, seduto per terra, che disponeva le piccole pigne cadute al suolo secondo un disegno regolare, un triangolo isoscele. A quell’ora dell’alba, Agilulfo aveva sempre bisogno d’applicarsi a un esercizio d’esattezza: contare oggetti, ordinarli in figure geometriche, risolvere problemi d’aritmetica. È l’ora in cui le cose perdono la consistenza d’ombra che le ha accompagnate nella notte e riacquistano poco a poco i colori, ma intanto attraversano come un limbo incerto, appena sfiorate e quasi alonate dalla luce: l’ora in cui meno si è sicuri dell’esistenza del mondo. Agilulfo, lui,italo_calvino aveva sempre bisogno di sentirsi di fronte le cose come un muro massiccio al quale contrapporre la tensione della sua volontà, e solo così riusciva a mantenere una sicura coscienza di sé. Se invece il mondo intorno sfumava nell’incerto, nell’ambiguo, anch’egli si sentiva annegare in questa morbida penombra, non riusciva piú a far affiorare dal vuoto un pensiero distinto, uno scatto di decisione, un puntiglio. Stava male: erano quelli i momenti in cui si sentiva venir meno; alle volte solo a costo d’uno sforzo estremo riusciva a non dissolversi. Allora si metteva a contare: foglie, pietre, lance, pigne, qualsiasi cosa avesse davanti. O a metterle in fila, a ordinarle in quadrati o in piramidi. L’applicarsi a queste esatte occupazioni gli permetteva di vincere il malessere, d’assorbire la scontentezza, l’inquietudine e il marasma, e di riprendere la lucidità e compostezza abituali

Postato da: Giovanni1984 a 12:41 | link | commenti (6)
citazioni, critica letteraria, società

giovedì, 07 febbraio 2008
Il Reverendo Senza Dio Dice

BRUEGEL_TORRE_DI_BABELE“Il Reverendo Senzadio dice: «In una pianura nella terra di Shinar, tutte le genti lavoravano insieme». L'intera umanità con una visione comune, un grande e nobile sogno per realizzare il quale lavorarono fianco a fianco in quest'epoca prima degli eserciti e delle armi e delle battaglie. Poi Dio abbassò lo sguardo per vedere la loro torre, il sogno comune delle genti, crescere piano piano, pericolosamente vicina.E Dio disse: «Ecco, sono un unico popolo... e questo è solo l'inizio di ciò che compiranno... Ora nessun progetto risulterà loro impossibile...».Le Sue parole, nella Sua Bibbia, Libro della Genesi, capitolo undici.«E così il nostro Dio» dice il Reverendo Senzadio, con le braccia scoperte e i polpacci punteggiati dai segni neri dei peli rasati che ricrescono in ogni poro, dice: «Il nostro Dio onnipotente si è spaventato al punto da disseminare la razza umana ai quattro angoli della terra, frantumandone il linguaggio per mantenere i Suoi figli divisi». Mezzo travestito, mezzo ex marine, il Reverendo Senzadio, scintillante nelle sue paillette, dice: «Un Dio onnipotente tanto insicuro?»
Da spingere i suoi figli l'uno contro l'altro, per mantenerli deboli.Dice: «È questo il Dio che dovremmo venerare?».”

Dal libro Cavie di Chuck Palahniuk.

Postato da: Giovanni1984 a 09:05 | link | commenti (15)
citazioni, critica letteraria, società

lunedì, 21 gennaio 2008
Tre Visioni Sulla Vita....ITALO CALVINO

settimo-sigilloAgilulfo trascina un morto e pensa: «O morto, tu hai quello che io mai ebbi né avrò: questa carcassa. Ossia, non l’hai: tu sei questa carcassa, cioè quello che talvolta, nei momenti di malinconia, mi sorprendo a invidiare agli uomini esistenti. Bella roba! Posso ben dirmi privilegiato, io che posso farne senza e fare tutto. Tutto - si capisce - quel che mi sembra piú importante; e molte cose riesco a farle meglio di chi esiste, senza i loro soliti difetti di grossolanità, approssimazione, incoerenza, puzzo. È vero che chi esiste ci mette sempre anche un qualcosa, una impronta particolare, che a me non riuscirà mai di dare. Ma se il loro segreto è qui, in questo sacco di trippe, grazie, ne faccio a meno. Questa valle di corpi nudi che si disgregano non mi fa piú ribrezzo del carnaio del genere umano vivente».
Gurdulú trascina un morto e pensa: «Tu butti fuori certi peti piú puzzolenti dei miei, cadavere. Non so perché tutti ti compiangano. Cosa ti manca? Prima ti muovevi, ora il tuo movimento passa ai vermi che tu nutri. Crescevi unghie e capelli: ora colerai liquame che farà crescere piú alte nel sole le erbe del prato. Diventerai erba, poi latte delle mucche che mangeranno l’erba, sangue di bambino che ha bevuto il latte, e così via. Vedi che sei piú bravo a vivere tu di me, o cadavere?»
Rambaldo trascina un morto e pensa: «O morto, io corro corro per arrivare qui come te a farmi tirar per i calcagni. Cos’è questa furia che mi spinge, questa smania di battaglie e d’amori, vista dal punto donde guardano i tuoi occhi sbarrati, la tua testa riversa che sbatacchia sulle pietre? Ci penso, o morto, mi ci fai pensare; ma cosa cambia? Nulla. Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni prima della tomba, per noi vivi e anche per voi morti. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere. Di compiere azioni egregie per l’esercito franco. Di abbracciare, abbracciato, la fiera Bradamante. Spero che tu abbia speso i tuoi giorni non peggio, o morto. Comunque per te i dadi hanno già dato i loro numeri. Per me ancora vorticano nel bussolotto. E io amo, o morto, la mia ansia, non la tua pace»

IL Cavaliere Inesistente Di Italo Calvino
La prima visione è quella di Agiulfo , il cavaliere inesistente, principe della razionalità e mosso solo dalla logica e dalla perfezione.Vede la vita nella visione più razionale possibile, un puzzolente tumore che ha fatto metastasi nella struttura cristallina dell'universo. La vita è un continuo soddisfare istinti, inquietudini, bisogni senza alcuno scopo che andare avanti.L'unica bellezza risiede nel fatto di essere unica....ma come dice il cavaliere, vivere ,per sopportare il fetore di questa unicità non ne vale la pena, è stupido.
La seconda è quella dello scudiero, quello più connesso con la realtà, nella vita non vede nulla di nobile e  nulla che divida da tutto il resto.Cosa manca al cadavere? la parola perchè ora da morto genera più vita di quanto non fosse prima.Da una posizione egoistica in cui tratteneva a se tutta la materia e la vita di cui è composto , si va ad una visione più ampia che ci ricollega al logos: il corpo in putrefazione  genera più vita di quanta ne ha tolta.La morte non è che un passaggio di vita.
Ultima immagine è quella di Rambaldo, il cavaliere innamorato, il povero sciocco che insegue Bradamante (donna che non raggiungerà mai).Egli dice che se è quello il destino dell'uomo è meglio sbrigarsi e vivere la vita il più intensamente possibile, con emozioni  che portino continuamente all'estremo della follia, con sensazioni forti. Alla pace della morte preferisce l'ansia del vivere. Al riposo preferisce il continuo conflitto di sensazioni che la vita porta con sé, vuole vivere la continua angoscia dell'esistenza, senza cercare un equilibrio.
Quale visione fare propria, è personale, dipende se amate di più la razionalità o la vita, le emozioni o la pace....a voi la scelta.

Postato da: Giovanni1984 a 10:01 | link | commenti (2)
citazioni, aforismi, critica letteraria, società

lunedì, 17 dicembre 2007
Progetto Caos: Puro Nichilismo Anarchico.

18_403602242_fight_club_H171837_L...gli schiavi della storia ,così mi sentivo.Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto .Bruciare le foreste dell'amazzonia .Pompare clorofluoroidrocarburi in ciclo a mangiarsi l'ozono .Aprire le valvole delle superpetroliere e svitare i tappi delle piattaforme petrolifere.Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spiagge della costa azzura che non avrei mai visto .Volevo che il mondo intero toccasse il fondo.Non vederla come estinzione .Prendila come un ridimensionamento. Per migliaglia di anni gli esseri umani hanno incasinato e insozzato e smerdato questo pianeta e ora la storia si aspetta che sia io a correre dietro agli altri per ripulirlo.......Tocca a me pagare il conto per le scorie nucleari e i serbatoio di benzina interrati e i residui tossici scaricati nel sottosuolo una generazione prima che nascessi .
Volevo respirare scarichi.Uccelli e cervi sono uno stupido lusso e tutti i pesci dovrebbero galleggiare .Volevo dar fuoco al Louvre .Spaccare gli Elgin Marbles a martellate e pulirmi il culo con la Gioconda.Questo è il mio mondo ora. Questo è il mio mondo , il mio mondo e quelle persone antiche sono morte.... Volevamo liberare il mondo dalla storia...."il riciclaggio e i limiti di velocità sono cazzate" ha detto Tyler " è come uno che smette di scopare quando è sieropositivo"..Scopo del progetto caos ,ha detto Tyler , la completa e immediata distruzione della civiltà.

Chuck Palahniuk
Dialogo scritto dal simpatico nichilista ChucK PalahniuK, nel libro Fight Club...come al solito distrugge tutto senza proporre nulla di nuovo, è la filosofia del toccare il fondo:
" è solo dopo aver perso tutto che siamo liberi fare qualsiasi cosa"...

Postato da: Giovanni1984 a 10:15 | link | commenti (4)
citazioni, politica, filosofia, scienza e tecnologia, critica letteraria, società

giovedì, 13 dicembre 2007
Vengano...vengano pure a Dunsinane

300px-MacbethmovieMachbeth è un simbolo o meglio un allegoria della vita di un uomo , come in tutte le tragedie di Shakespeare il personaggio ha un'anima, si strugge e viene afflitto dai tormenti che bruciano gli esseri che si vogliono considerare uomini .Il giovane eroe è al massimo della sua gloria e potenza ,il re lo ama ed è il guerriero più forte di Scozia.Ha una moglie bellissima che lo adora profondamente.In tutto questo idillico quadretto di cristallino ordine irrompe la predizione di tre streghe:il caos, un elemento incontrollato del sistema ,Machbeth sarà re.Il personaggio preso dal più bello dei peccati dell'uomo, l'ambizione ;inizia a chiedersi cosa sia giusto fare per raggiungere il proprio destino ed insieme al prezioso supporto della moglie uccide il re. Da questo momento in avanti tutto si realizza ma al contempo inizia il precipitare del personaggio verso la propria fine , come se una volta raggiunto il suo scopo questo dovesse sparire dietro le quinte.Il burattino si ritrova in un ruolo non suo, il destino lo ha guidato alla sua triste fine e il fato lo ha raggirato.
L'uomo ormai rassegnato e preda degli eventi ha perso il senso della paura, è esterno al flusso vitale che lo circonda ed al suicidio della moglie , la guarda e indifferente esclama:
                                            "sarebbe dovuta morire ,prima o poi"
Candela Una frase di un cinismo che non ha eguali, l'unico essere che gli voleva bene è morto.Si avvicina la fine, e come tutti "i cattivi" che non hanno scelto di essere tali come ho già detto per Riccardo III , Machbeth rimane solo....è un attore che ha finito la sua parte.
"Domani, e poi domani, e poi domani...Di giorno in giorno, striscia, col suo piccolo passo, ogni domani
per raggiungere la sillaba postrema del tempo in cui ci serve la memoria.
E tutti i nostri ieri han rischiarato, i pazzi, quel sentiero che conduce alla morte polverosa. Spègniti dunque, ormai, corta candela!

 La vita è solo un’ombra che cammina: un povero istrione, che si dimena, e va pavoneggiandosi sulla scena del mondo, un’ora sola: e poi, non s’ode più. Favola raccontata da un’idiota, tutta piena di strepito e furore, che non vuol dir niente."
Quindi lottate pure contro il fato, illudetevi di contare veramente qualcosa, appoggiatevi alle predizioni delle streghe ma alla fine la vostra testa , che si è ribellata alla tragica condizione umana finirà su una picca ad abbellire il castello di Dunsinane.Quel bellissimo castello che fino a quel momento era la vostra fortezza. Vengano...vengano pure a Dunsinane.

Postato da: Giovanni1984 a 12:56 | link | commenti (3)
critica letteraria, critica teatrale

sabato, 24 novembre 2007
Riccardo III-Un Analisi delle Tragedie Di Shakespeare

richardDevo ancora leggere e vedere  Machbeth ma dai dati che finora ho acquisito posso trarre una analsi delle tragedie di Shakespeare. Trovo il commediografo un genio dell'esteticità del linguaggio; un parlare così elegante rende piacevoli  ascoltare  e leggere ogni suo lavoro o aforisma.Un picco di stupenda conversazione che non è stato superato nemmeno dalle commedie scritte dal maestro dell'estetismo Oscar Wilde.
Finita l'analisi sitlisitca, rintracciabile in qualsiasi libro di lettteratura, voglio indagare più in profondità la natura umana che si cela nelle figure descritte dal drammaturgo inglese.Nella vita di un uomo ci sono continuaemnte due poli : fato e sorte, è una totale critica e cinica mancanza di scelta , una lotta continua dei personaggi contro il loro destino . Riccardo III nasce  brutto e deforme, la sua condizione lo costringe ad essere la canaglia che si dimostra, ma di questo fato a cui non può sfuggire il povero gobbo ne è consapevole: la notte tremendi incubi lo tengono sveglio . Credo che alla fine Riccardo desideri la sua morte; il suo capolavoro era stato raggiunto e la fine migliore  a cui poteva aspirare era prorprio la sua dipartita nelle condizioni in cui nacque.Brutto e deforme nasce solo e con sofferenza, brutto e deforme muore solo e con dolore...abbandonato dalla madre fin dall'infanzia viene abbadonato da tutti alla sua morte.La sua figura non può suscitare che un immensa pietas, una povera marionetta costruita male a cui il grande manovratore ha dato il compito di far legna d'ardere una volta che la sua parte nella tragedia si è conclusa."Riccardo ama Riccardo.... e così io sono io": il povero deforme non sceglie nulla così è lui, Riccardo III ha interpretato con arguzia la sua parte, poi come tutti è sparito dietro le quinte.Non esistono persone buone o cattive tutti siamo solo pupazzetti, tutti schiavi di una vita che non abbiamo scelto ma che semplicemente senza alcuna richiesta ci è stata data, vuote forme in cui si configura il nulla."l'uomo non ha incanto per me"

"Battiamoci a mani nude se non andremo in cielo mano nella mano ci accoglierà l'inferno"

Postato da: Giovanni1984 a 09:32 | link | commenti (10)
critica letteraria, critica teatrale

sabato, 13 ottobre 2007
Chuck Palahniuk.....Un Nuovo Stile Di Scrivere.

CavieSimpatico nichilista, distrugge tutto senza astio , come il leone che ride di Nietzsche . Non ricrea nulla, nessuna speranza o patetica Illusione.Annichilisce tutte le favole in cui credono gli uomini;non ha nessuna pietà per la sovrastruttura che ci circonda.E' uno stile asettico, scientifico, freddo, come se l'autore fosse alienato da quello che racconta, per questo mi piace.Scrive con la forza di una pugnalata tutto quello che è meglio non sapere. Se assistevo ad un Autopsia con la dottoressa Key Scarpetta della Patricia Cornwell....con Chuck vedo tutto quello che porta il corpo sul tavolo autoptico.

"Se esiste un trucco per riuscire a fare un lavoro che detesti... è trovarne
uno che detesti ancor di più, dice la signora Clark.
Quando hai un compito più gravoso da temere, i lavoretti piccoli diventano
uno scherzo. Ecco un altro buon motivo per avere un diavolo a portata
di mano. Rende tutti i piccoli demoni... tollerabili. Un'altra estensione della
signora Clark alle teorie del signor Whittier.
Amiamo il dramma. Amiamo il conflitto. Abbiamo bisogno di un demone,
o ce ne creeremo uno.
Non c'è nulla di male in tutto questo. È solo il modo in cui funzionano
gli esseri umani. I pesci devono nuotare, gli uccelli devono volare.”
"Facciamo sempre così, dice il signor Whittier. Ed è per questo che i figli
dei nostri figli dei nostri figli dei nostri figli avranno sempre guerre, fame e
malattie. Perché noi amiamo il nostro dolore. I nostri drammi. Ma non lo
ammetteremo mai. Mai.
“l’unica scusa di dio è di non esistere”
Cavie di Chuck Palahniuk.

Postato da: Giovanni1984 a 12:19 | link | commenti (5)
critica letteraria